Periodo: luglio – settembre 2020.

Luogo: via del Turco 39 – Ferrara.

Soggetti coinvolti: progetto promosso da ilturco, ideato e realizzato da Filippo Marani e Ginevra Scipioni grazie alla collaborazione di The Mosshelter.


Erbacce, malerbe, piante infestanti: ogni volta che si parla di loro si usano termini quasi dispregiativi. Ogni volta che un giardiniere le vede spuntare da un’aiuola, si affretta a farne piazza pulita: la mala erba va tolta alla radice, dirà, ripetendo ancora una volta il vecchio detto. Perché le erbacce sono protagoniste anche di ogni sorta di aneddoto e proverbio popolare, in genere senza fare una gran bella figura… la mala erba non muore mai… l’erba maligna vuole passare per grano… i pregiudizi crescono come erbacce tra le rocce…

E così le erbacce smettono di essere piante, e diventano metafore di ogni problema e difetto umano. Per le più sfortunate la condanna dell’uomo è talmente radicata e definitiva che ci dimentichiamo addirittura della loro esistenza. Come nel caso della zizzania, sfortunata protagonista di una parabola del Vangelo e diventata per questo, suo malgrado, il sinonimo della discordia tra le persone.

Le piante infestanti ci danno fastidio perché scombussolano i nostri piani, i progetti del nostro giardino, del nostro orto e dei nostri parchi. Ci danno fastidio perché prevalgono sulle “nostre” piante, quelle che vorremmo vedere e fotografare, o anche solo perché danno prurito quando hanno la faccia tosta di crescerci vicino. Sono spiriti troppo liberi in un mondo, il nostro, che ha bisogno di ordine.

È per questo che forse dovremmo pensare anche a dar loro un rifugio. Anche solo in qualche angolo, di qualche metro, in qualche giardino. Non solo per proteggerle dal nostro stesso ordine, dal modo in cui pieghiamo e sottomettiamo la natura per creare queste piccole oasi
di pace urbana che chiamiamo giardini. Non solo per preservare la biodiversità e l’equilibrio naturale. Ma anche per poter sempre tenere
a mente che qua in mezzo siamo pur sempre noi gli ospiti. Che mentre chiediamo alla natura di farsi da parte e di lasciarci uno spazio, dobbiamo anche lasciare qualcosa in cambio: uno spazio, un rifugio, un segno di rispetto.